Magnificat

di Alda Merini | con Arianna Scommegna | fisarmonica Giulia Bertasi | regia Paolo Bignamini | scene e aiuto regia Francesca Barattini | foto di scena Federico Buscarino | produzione Teatro de Gli Incamminati/deSidera | in collaborazione con ScenAperta Altomilanese Teatri e ATIR

Le brucianti parole di Alda Merini raccolte nel libretto Magnificat suscitano una vibrante interpretazione da parte di Arianna Scommegna che sa restituire tutta la carnalità, tutta l’intimità e tutta la sorprendente immedesimazione della poetessa milanese nei panni della Vergine Maria.

Nel Magnificat di Alda Merini, l’umanità di Maria fa emergere una potente contraddizione: la vastità del mistero che trova spazio in un corpo, e per giunta il corpo di una ragazzina.
Così, nelle parole di quella che sarà la madre di Dio, incontriamo lo spavento e la speranza, lo sgomento e lo stupore, il dubbio e la certezza.
Questo contrasto, che trova il suo compimento nell’accettazione dell’insondabile, e quindi nella scelta dell’opzione più difficile, quella del baratro dell’incomprensibile, fa deflagrare le nostre coordinate spaziali (il nostro quotidiano) e, soprattutto, quelle temporali.
La poesia di Alda Merini, nelle parole di Maria, riesce infatti a far coesistere lo smarrimento presente, il ricordo dell’innocenza passata e la dolorosa consapevolezza dell’avvenire.
Maria è, nel medesimo tempo, se stessa, la ragazzina che era e la madre di Dio che sarà.
Un cortocircuito vertiginoso e inafferrabile.
Ed è proprio della grande poesia consentirci di scorgere questo incomprensibile.